Cosa fa girare il mondo? La rabbia.

Le dicerie popolari risponderebbero a tale domanda in altro modo; tra i vari ed escludendo quelle più ilari, si potrebbe citare “l’amore”, l’accezione più romantica della vita. In realtà il motore primo dell’umanità potrebbe proprio essere la rabbia, una delle emozioni più demonizzate.

 

Porgere l’altra guancia, essere buoni con il prossimo, amare e rispettare, sono tutti dettami (o leggi, in alcuni casi comandamenti) che ci sono sempre stati impartiti/ suggeriti/ imposti, fin dalla nostra più tenera età.

La convinzione dietro a queste “linee guida per un corretto vivere” stava proprio nel fatto che la bontà potesse rendere il nostro un mondo migliore in cui vivere. In linea teorica o utopica ciò parrebbe essere vero: se tutti fossimo più buoni e riempissimo il mondo di amore, allora riusciremmo tutti a vivere meglio, con maggiore serenità ed armonia. 

Le cosa –nella realtà- sono purtroppo leggermente differenti.

L’essere umano è –per sua natura- un essere guidato dal desiderio (o, per dirla con Freud, governato dalle “pulsioni” e alla ricerca del “principio di piacere”). Il principio di piacere inteso da Freud non è il mero piacere sessuale, ma l’evitamento del dispiacere. Il piacere quindi che miriamo a raggiungere è inizialmente presente nei nostri pensieri, quelli che nel linguaggio comune definiamo “sogni” o “desideri” e, solitamente, quando non riusciamo a raggiungere, a concretizzare questi desideri, subentra in noi la rabbia. E quando invece il desiderio si realizza abbiamo spesso la convinzione che non si sia realizzato esattamente come volevamo o nel momento preciso che avevamo auspicato, quindi ancora rabbia.

Perciò, dato che la maggior parte delle volte i nostri desideri non vengono soddisfatti (del tutto/ come erano stati immaginati), l’essere umano si trova di fronte ad una costante sequela di insoddisfazioni, che a loro volta causano frustrazioni e abbattimenti. Certamente non è sempre così, vi sono senz’altro momenti di estrema e sincera felicità, tuttavia molto spesso –per ciò che pertiene l’ambito dei desideri e della loro realizzazione, siamo pieni di insoddisfazioni.

Ed eccoci quindi al problema: la rabbia.

La rabbia è senza alcun dubbio un’emozione (primaria) importante e, per certi versi, decisamente adattiva, volta cioè  al mantenimento della nostra integrità e quindi alla nostra personale sopravvivenza (e di conseguenza alla conservazione della specie). Ma come mai, nel momento in cui ci troviamo ad affrontare una disillusione, un desiderio vanificato, proviamo rabbia?

Probabilmente l’associazione di tale situazione con l’emozione della rabbia è data dal sentimento di impotenza nei confronti della realtà, degli eventi; e sviluppare rabbia nei confronti di un desiderio disilluso provoca sempre e in tutti rabbia, anche se spesso non ne siamo nemmeno consapevoli.

Perché sviluppare rabbia e non –magari- tristezza?

Perché molto spesso l’unico modo per fronteggiare il senso di impotenza (o perdita di potere), è il dimostrare di avere ancora potere, di essere potenti, e l’unico modo per fare ciò è mostrare la propria rabbia. La rabbia –potremmo dire- è un “ricostituente”, un “rinvigorente” naturale, è un’emozione primaria dotata di personalità.

La rabbia ha personalità?

Come tutte le emozioni primarie, anche la rabbia può essere definita come “avente una personalità”, nel senso che è determinata, è guidata dallo spirito di sopravvivenza, possiede inclinazioni, istinti e desideri:

  1. La rabbia possiede una pulsione aggressiva ed innata.
  2. La rabbia è –per sua natura- espansiva, ossia cerca di ampliarsi.
  3. La rabbia ha un potenziale esplosivo, quasi volesse bruciare subito tutto.
  4. La rabbia ha un’inclinazione all’attacco e non di difesa.
  5. La rabbia ha un’inclinazione alla confrontazione, è sfidante.
  6. La rabbia si auto-determina, ossia si auto-attribuisce il diritto ad essere sfidante.
  7. La rabbia si vede come un potenziatore, utile per eliminare il senso di impotenza.

La rabbia dunque è dotata di una sua propria personalità, riassumibile in un unico comando, ossia quello di “attacco”, e questo perché nessuna emozione primaria è interessata alla civilizzazione, alla società, agli altri. Le emozioni primarie sono interessate alla sopravvivenza dell’individuo in qualità di membro della specie, secondo il motto darwiniano della “sopravvivenza del più adatto “ (“survival of the fittest”). Ogni emozione primaria risponde alla propria personalità, alla propria natura secondo tale principio; così –ad esempio- la paura risponde con la “fuga”,il disgusto con il “rifiuto” e la rabbia invece con l’”attacco”.

In questo senso quindi è la rabbia a far girare il mondo: abbiamo dei desideri che non vengono realizzati, quindi proviamo frustrazione ed impotenza e ci arrabbiamo e la rabbia ci fornisce una forza, ci rinvigorisce per andare avanti.

Cosa accade invece nel momento in cui reprimiamo la nostra rabbia in seguito ad un senso di frustrazione o impotenza?

Ciò che si ottiene in questi casi è definibile come un “sintomo”, primariamente di natura psicologica ed un sintomo è qualcosa di irrazionale, che non risponde cioè alla razionalità (ad esempio dire ad un ansioso di stare tranquillo, dato che nulla può succedere non produce alcun miglioramento nel sintomo!).

Potremmo dunque dire che:

Dove c’è rabbia repressa, ci sarà senz’altro un sintomo e dove vi è un sintomo ci sarà senz’altro rabbia repressa.