Quando il bambino si arrabbia.

La rabbia è un’emozione, al pari della felicità, della sorpresa, della paura, della tristezza. Tuttavia, è una delle emozioni più disapprovate e che mette a dura prova ogni genitore alle prese con il proprio bambino in preda a questa emozione.

In queste situazioni, il bambino è invaso da un’energia immensa: batte i piedi e le mani, si rotola sul pavimento, urla. Essendo piccolo i suoi gesti sono disordinati e, per non perdersi, ha bisogno di sentirsi rassicurato.

Va precisato che la rabbia è una reazione naturale e sana, infatti è al servizio dell’identità in formazione del bambino: quando insiste, grida per avere qualcosa, il bambino afferma il suo desiderio, i propri diritti, la propria esistenza. La rabbia dà la forza di affermarsi, di dire di no, serve a fronteggiare un’ingiustizia, è una protesta contro ciò che non vogliamo tollerare: la rabbia permette di difendere il proprio territorio, il proprio corpo, le proprie idee. Inoltre, è una tappa necessaria, naturale e normale del processo di rinuncia, per accettare le inevitabili frustrazioni della vita.

Cosa fare quando il bambino è in preda alla rabbia?

Per non aver paura delle sue stesse grida, del suo dolore, delle sue pulsioni, il bambino ha bisogno di poter far conto sull’amore di un adulto presente, che gli sappia dare un po’ di tenerezza trasmettendogli il seguente messaggio: “La tua rabbia non è pericolosa. Vedi, non mi fa soffrire, continuo a starti accanto e a volerti bene. Resti lo steso bambino (bambina)”.

Dunque, per prima cosa occorre accogliere l’emozione. Talvolta è difficile, soprattutto in pubblico, ma una rabbia ascoltata dura al massimo qualche minuto.

Può essere utile accompagnare l’espressione di questa emozione rafforzandola con piccole frasi, a seconda delle circostanze:

  • “E’ vero, è ingiusto”
  • “Capisco la tua rabbia”
  • “E’ duro accettare questo …”
  • “Sei furioso perché avevi voglia di venire con me”

 

Decifrare il vero bisogno e aiutare il bambino semplicemente a soddisfarlo

Spesso, la rabbia nasconde esigenze che il bambino non capisce. Per esempio, i bambini fanno grosse scene quando sono stanchi e non hanno più la capacità di gestire la minima frustrazione. Sentono dentro di loro un vago malessere (la stanchezza) e ne cercano le ragioni: afferrano il primo motivo che gli capita a tiro! In quel momento non hanno la capacità di agire diversamente: è inevitabile una scarica, ed è utile, in quanto il bambino non sa più contenere il suo eccitamento. Tocca all’adulto capire cosa si nasconde dietro a tali reazioni e rispondere alla reale necessità del bambino.

Con un bambino piccolo: sostenerlo, mantenere il contatto

Gli scatti di rabbia di un bambino di due anni sono intensi, rumorosi. Ci respinge violentemente quando cerchiamo di toccarlo. Tenta di allontanarci, urla ancora più forte! Ci corre dietro, cerca di morderci, di picchiarci. E’ chiaro che cerca il contatto. Limitiamoci a impedirgli di farci male e restiamo lì, attenti. Non appena sentiamo che il culmine della crisi è passata, tendiamogli le braccia. Lui tenderà le sue.

Se non è ancora abituato a questo approccio, prendiamolo fra le braccia teneramente impedendogli di colpirci, e a poco a poco si abbandonerà alle nostre carezze rassicuranti.

Ne trarrà così un senso di sicurezza che gli permetterà di diminuire l’intensità dei suoi scatti di rabbia.

Con un bambino più grande

Quando il furore lo invade e lo sopraffà, invitatelo ad andare a gridare in un’altra stanza. Lì, isolato, ascolta la sua rabbia, la sente dentro di sé, la esprime gridando, o addirittura prendendo a pugni i cuscini, fino a ristabilire la calma dentro di sé.

Tutto questo non ha niente a che fare con la frase “Vai a calmarti in camera tua”.

Non si tratta di allontanarlo, ma di dimostrare rispetto per questa emozione che ha bisogno di uno spazio per esprimersi.

Non reprimere la rabbia del bambino

La rabbia non va disapprovata, non va repressa: accade spesso che i bambini cui non è permesso di mostrare la loro collera si sentano cattivi per il fatto stessa di sentirla. Il bambino che non può esprimere la rabbia finirà per aver paura di ciò che prova: per proteggersi da emozioni che lo farebbero sentire in colpa, si rifiuterà di sentire la rabbia e la riferirà a ciò che lo circonda. Potrà avere paura degli altri (mi faranno male), dei compagni (mi prenderanno in giro), dei cani (mi morderanno), dei gatti (mi graffieranno)…

 

A cura della dott.ssa Maria Rita Milesi

 

Fonti: Filliozat I. “Le emozioni del bambino” 2008 Piemme ed. (AL)