Sbagliare a giudicare: tutta colpa delle “euristiche”

Sembrerà strano, ma lo scopo biologico del nostro pensiero non risiede tanto nella correttezza, bensì nella sopravvivenza.

Prendere decisioni in tempi brevi, riguardo cose sconosciute, in circostanze pericolose o con poche informazioni a disposizione, è una condizione in cui sempre più frequentemente ci si ritrova; il nostro cervello, per far fronte a queste situazioni si serve delle “euristiche”, strategie di pensiero (più correttamente, scorciatoie) che permettono di dare giudizi veloci ed efficienti, a prescindere dalla loro esattezza. Ciò implica che si andranno a creare situazioni in cui l’utilizzo di euristiche si rivelerà funzionale (ad esempio: vedere del fuoco nel proprio salotto e scappare, poiché si è in pericolo di vita) ed altre in cui invece esse ci proporranno soluzioni disfunzionali. 

Ma quali sono le principali euristiche? E come funzionano? 

 Gli psicologi sociali hanno individuato quattro principali tipologie di euristiche: 

1) Euristica della rappresentativitàsi basa sul giudicare un elemento come tanto appartenente ad una categoria tanto più questo appare come rappresentativo della categoria stessa. In una ricerca dell’Università dell’Oregon alcuni psicologi chiesero agli studenti se, data la descrizione fittizia di un uomo chiamato Frank, egli svolgesse con più probabilità il lavoro di avvocato o ingegnere considerando che la sua descrizione è stata estratta da un gruppo di lavoratori composto da 70 ingegneri e 30 avvocati. La descrizione recitava quanto segue: “Frank passa molto del suo tempo libero a bighellonare nei bar. Ha alle spalle due divorzi. Spesso si rimprovera di aver cercato di seguire le orme del proprio padre. Le lunghe ore spese in un duro lavoro accademico, sarebbero state meglio investite nell’imparare ad essere meno litigioso con gli altri”. Più del 70% degli studenti ha giudicato Frank come avvocato, andando ad ignorare totalmente il dato iniziale sulla quantità di ingegneri (70%) ed avvocati (30%), il quale indica come più probabile l’appartenenza di Frank al gruppo degli Ingegneri. L’euristica della rappresentatività ha fatto basare il ragionamento degli studenti unicamente sulla descrizione fornita loro, giudicata come più rappresentativa degli avvocati. 

2) Euristica della disponibilitàè la tendenza a ritenere più probabili avvenimenti di cui si hanno esempi vividi in mente. Gli eventi facili da immaginare possono sembrare più probabili di eventi difficili da pensare. Per fare un esempio: si ritiene più probabile morire in un incidente aereo piuttosto che per un infarto, nonostante le morti per incidente aereo siano drasticamente inferiori rispetto a quelle per infarto; questo perché, soprattutto dopo gli avvenimenti dell’11 settembre 2001, una morte per incidente aereo è vividamente immaginabile. 

3) Euristica della simulazionecentrale in essa è il pensiero controfattuale, ovvero quel particolare tipo di pensiero che ci porta ad immaginare scenari e risultati alternativi che sarebbero potuti accadere, ma non sono accaduti. Un esempio applicativo di questa euristica si ha nelle situazioni di premiazioni con medaglie; dalle ricerche emerge che la soddisfazione riportata dai secondi classificati è inferiore a quella riportata dai terzi classificati. Questo perché i secondi classificati mettono in atto pensieri del tipo “se solo avessi fatto di più sarei stato primo” mentre i terzi classificati tendono a pensare all’alternativa controfattuale del quarto posto, senza premiazione, e si sentono soddisfatti. 

4) Euristica dell’ancoraggio: in situazioni di incertezza o di scarsa conoscenza, si tende ad ancorarsi ad un punto di riferimento stabile e noto per poi adattare la nostra risposta basandoci su esso. Questa scorciatoia può influire sui giudizi sociali. In una ricerca è stato chiesto ai partecipanti se giudicassero che il rischio che si verificasse a breve una guerra nucleare fosse maggiore all’1%. Ad un altro gruppo venne chiesto se giudicavano tale rischio inferiore al 90%. In base all’ancoraggio iniziale (1% oppure 90%) le stime di probabilità furono diverse: il primo gruppo stimò la guerra come probabile al 10% (più vicino all’1%) e il secondo al 25% (maggiormente vicino al 90%). 

Posto che la messa in atto di tali strategie di pensiero è automatica e spesso inconsapevole, ne avete riconosciuta qualcuna che tendete a mettere in atto anche voi? 

 

A cura di 

Dott. Premoli e Dott.ssa Varalli. 

 

Indicazioni bibliografiche: 

Myers (2009), Psicologia sociale.