Quando una relazione finisce: Il complesso rapporto tra ex.

Quando una relazione finisce, la persona con cui abbiamo trascorso una parte della nostra vita diviene un/a “ex”. Ma come ci si comporta con un/a “ex”?

Le relazioni sentimentali sono oggi, nel bene e nel male, più complesse di un tempo. In una società in cui l’individualità è messa al centro, si è sempre più consapevoli di quello che si desidera in un rapporto di coppia e spesso si è meno disponibili alla tolleranza di ciò che si avverte come non fluido e armonioso nella relazione.

La possibilità di scegliere è sicuramente una potenzialità che ha aumentato il senso critico all’ interno dei rapporti.

Il numero di persone con cui si hanno contatti, complici anche i social network e i moderni sistemi che ci tengono costantemente connessi, da Facebook a Whatsapp , e’ notevolmente amplificato e tali conoscenze possono in alcuni casi rappresentare dei rischi di rottura dei rapporti già in atto, talvolta proprio per l’instaurarsi di nuovi legami con persone cui si avverte maggior affinità e complicità.Se una volta i rapporti più duraturi nascevano in giovane età’ e tendevano a mantenersi stabili, sempre più spesso questo stereotipo viene disconfermato.

Le storie finiscono perché a seconda delle diverse epoche di vita, cambiano le aspettative, ciò che cerchiamo nell’altro. La passione iniziale non sempre sa tramutarsi in affetto, e talvolta non vi sono più i presupposti per progetti comuni.

Ecco allora che la persona amata si tramuta in “ex”… Una figura con cui nel bene o nel male è indispensabile mettersi in discussione.

Perché la relazione con l’ex è spesso così carica di tensione?

Spesso nell’ex appaiono improvvisamente evidenti i difetti che l’innamoramento aveva totalmente offuscato, l’intensità dell’innamoramento diventa infatti talvolta proporzionale alla rabbia, la quotidianità viene totalmente rivista e risulta così diversa se spogliata dalle abitudini comuni.

La fine di una storia può rappresentare l’inizio di un periodo positivo? Cosa rende difficile “ricominciare”?

Per certi versi quando una storia finisce, si assiste sempre a una sorta di rinascita personale. Ci si trova in qualche modo obbligati a pensare a sé stessi, a chi si è davvero , a rinunciare agli aspetti di appartenenza e protezione che una relazione comporta, investendo sulla propria individualità. Spesso diviene necessario fare uno sforzo per rinvestire in attività che seppur piacevoli erano state trascurate, anche nell’ambito della socialità, o che venivano ormai solo condivise come coppia. Si tratta di un momento al contempo doloroso e creativo, che porta a mettersi nuovamente in gioco, tanto più se si inizia una nuova relazione.

I rapporti con l’ex restano talvolta inevitabili non solo nel proprio mondo interiore, nella necessità – soprattutto nel momento di rottura – di porsi domande inevitabili su cosa sia cambiato in sé e nel partner e cosa si desidera davvero, ma anche per questioni spesso pratiche e non per questo meno complesse. Soprattutto in caso di lunghe relazioni la condivisione può riguardare oggetti carichi affettivamente, la stessa casa, gli stessi animali domestici.

La gestione di questi aspetti è fondamentale per garantire la possibilità di un reale rinvestimento nella propria vita. Bisogna ricordare che ogni scelta in quest’ottica dovrebbe tener conto non solo degli aspetti economici e pratici, ma dei contenuti affettivi, del significato che possono avere per l’ex partner e per sé.

Le cose si complicano quando in comune si hanno amicizie, con cui da tempo si condivide tempo libero o vacanze o addirittura l’ ambiente lavorativo e quindi la quotidianità. E’ importante, anche per la tutela della propria serenità e libertà, non inquinare questi rapporti con dinamiche che possono portare gli altri a schierarsi a favore dell’uno o dell’altro o, peggio ancora, da fungere da mediatore trai due, o addirittura da “filtro” che fa avere informazioni sull’altro e su eventuali nuove relazioni.

Un aspetto ancor più delicato, che meriterebbe una trattazione a parte, è legato all’eventuale presenza di figli. In questo caso il rapporto seppur non più sentimentale, sopravvive alla rottura, in virtù del legame genitoriale.

E’ importante non generare dinamiche che interferiscano col rapporto affettivo ed educativo che ciascuno dei partner ha col figlio. Evitare quindi che i figli vengano a conoscenza di dettagli che pertengono soltanto alla dimensione di coppia, così come evitare il fatto che vengano chiamati, anche se in maniera non implicita, a schierarsi.

Può esserci davvero amicizia tra ex?

In alcuni casi è possibile che l’ex diventi un vero amico. Non si deve avere però fretta. L’ex è una persona con cui vi è stata una condivisione e un’intimità peculiare; è necessario spostare l’ investimento affettivo, rielaborare rabbia e aspettative. Una volta superate le oscillazioni tra idealizzazione e svalutazione, tra rabbia e sensi di colpa, tra fantasie di vendetta e riavvicinamento, sarà possibile reintegrare dentro di se l’immagine dell’ex nella sua totalità e complessità, con luci e ombre. Questo consente l’accesso ad un modo diverso di entrare in relazione, che tiene comunque conto della complicità nata dal tempo passato insieme, ma che è spogliata dalle intensità, dalle peculiarità e dell’intimità tipiche della relazione amorosa.

Come si possono superare i sensi di colpa legati alla fine di una relazione?

Perché il rapporto divenga davvero fluido occorre fare i conti anche col senso di colpa che la fine di ogni storia porta con se’. Questo è possibile solo prendendo coscienza ed elaborando l’ambivalenza nei confronti dell’altro. Chi decide di terminare una storia, pur essendone convinto, si sente spesso “legato” all’altro, responsabile della sofferenza che scaturisce dalla propria decisione. E’ però fondamentale prendere coscienza di quanto il legame sia a volte dettato dalla dipendenza, da dinamiche ed abitudini legate alla protezione, che rimandano a disparità che non avrebbero ragione di esser in una relazione amorosa, caratterizzata dallo scambio e dalla reciprocità.

Talvolta una decisione come quella della rottura può essere costruttiva anche per il partner, perché obbliga a fare i conti con aspetti disfunzionali, che per il quieto vivere e per tener vivo l’equilibrio si tende a tollerare.

Il senso di colpa, anche se sembra paradossale, spesso tormenta anche chi viene lasciato. Si tende a rimuginare sulle proprie mancanze, sul peso che i propri comportamenti hanno esercitato sulla rottura, si rischia di rinchiudersi in atteggiamenti e modalità depressive dettate dal senso di inadeguatezza. In realtà anche in questo caso occorre superare l’ ambivalenza, riconoscendo anche all’ altro e ai suoi comportanti e scelte, importanza nel determinare il decorso della storia. Inoltre il dolore che si prova può esser superato considerando che di fondo, anche se ci si svaluta, si riconosce a se stessi valore, e proprio questo consente di far spazio al sentire cosa si desidera, al sentirsi “degni” di esser amati e alla possibilità di guardare dentro di se invece che iper investire nell’osservazione e nell’ interpretazione del comportamento dell’altro.

In alcuni casi un periodo di rottura, se ben elaborato, senza il rischio di cedere a strategie di controllo e riavvicinamento, può portare a sentire nuovamente un desiderio autentico nei confronti dell’ altro.

Come accorgersi dei segnali di un possibile ritorno di fiamma con un ex?

Si tratta di alcuni segni del linguaggio non verbale e alcune sfumature che si possono cogliere nella quotidianità.

Si noterà un imbarazzo strano, nei gesti anche più quotidiani, la difficoltà a reggere lo sguardo o la goffaggine quando ci si trova in prossimità fisica anche per attività “neutre” come un caffè o lo scambio di informazioni e questioni burocratiche. Inoltre, spesso si può notare l’utilizzo di un tono o di un registro linguistico diverso, ad esempio da quello solitamente usato in presenza di altri. La tensione può nascere da piccole attenzioni, che rimandano a una dimensione affettiva che fa riferimento al passato, come citare, nell’ambito di conversazioni “neutre”, ricorrenze che hanno riguardato momenti di condivisione della coppia, o ancora città o luoghi che rimandano a momenti in cui la coppia aveva vissuto fasi di innamoramento.  Importante non farsi “accecare” solo dai ricordi positivi, mettersi in ascolto di ciò che si “sente” davvero, tener conto di ciò che è cambiato e se ciò che ci manca nasce da un vuoto non ancora colmato o da un reale sentimento che nonostante l’allontanamento non ha perso intensità e potrebbe saper prendere nuova forma.

A cura della dott.ssa Maria Monica Ratti

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Bibliografia

  • Carli, Cavanna, Psicologia delle relazioni di coppia, Il Mulino 2009
  • Nazare,La manipolazione  affettiva, Quando  l’amore diventa una trappola, Ultra 2014
  • Rossi,Manuale di sopravvivenza affettiva, Ancora 2014